Questione di rapporti: il caso di Mike

Mike ha 9 anni ed è nato in Nigeria; quando lo conosco per un lavoro di accompagnamento all’apprendimento e alla nuova esperienza scolastica italiana, non parla ancora bene italiano; viene da un sistema scolastico molto diverso da quello che lo accoglie, è impegnato anche ad orientarsi nelle nuove proposte. La famiglia è presa da alcune decisioni legate alla scuola: farlo stare con i più piccoli, perché faccia meno fatica con le materie? E magari fargli più avanti accorpare due anni in uno, per rimettersi in pari? Farlo frequentare un doposcuola, ma da solo o con altri? Lui, che mi racconta di un contesto divertente e di significative amicizie nel suo paese di origine, guarda alla scuola soprattutto col desiderio di farsi nuovi amici.

Dopo un paio d’anni dalla conclusione del nostro lavoro, Mike inizia le scuole medie, incontrando quindi una nuova classe. La famiglia adottiva incontra presto un evento critico e mi interpella di nuovo: le insegnanti convocano la madre per segnalarle preoccupate che il bambino sta spaventando i compagni durante la ricreazione; Mike spesso racconta in cortile trame di film dell’orrore e secondo le insegnanti la cosa va contenuta, c’è il timore che gli altri ragazzini si spaventino. La madre si affretta a proibire a Mike di continuare questi racconti, ricordandogli l’opportunità del rispetto delle regole.

Seguono altri episodi in cui Mike fa proposte a insegnanti e compagni che il contesto scolastico percepisce come insolite; dopo una serie di vicende su questa scia, ovvero di comportamenti indesiderati che vengono risolti frettolosamente con divieti, oggi la scuola sta considerando per Mike l’affiancamento di un assistente: sulle emozioni connesse a questa eventualità la famiglia si rivolge a me.

Nel nostro incontro con i problemi del post-adozione, ci stiamo chiedendo quale sia la cultura dei servizi e delle prestazioni professionali che incontriamo. Ciò che stiamo riscontrando è che spesso le problematiche che emergono nelle famiglie adottive vengono messe a carico esclusivamente del bambino, oppure esclusivamente dei genitori. Si parla molto di bambini che sono stati abbandonati, che sono segnati e traumatizzati dalle loro passate esperienze. O di genitori inadeguati, inadatti a svolgere il proprio ruolo. Raramente si è orientati a pensare che le problematiche possano trovare un senso se collocate entro il rapporto tra genitori e figli adottivi in cui si verificano. E quindi nel rapporto tra bambino adottato e scuola, compagni, insegnanti.

In linea con questo, quando nel post adozione i bambini propongono comportamenti vissuti come ambigui entro la scuola, sembra più accessibile far ricorso “alle inadeguatezze” del bambino, di tipo didattico o comportamentale.
Diverso è chiedersi, ad esempio, cosa volesse proporre Mike con il racconto dei film dell’orrore. Quali aperture può consentire questo interrogativo rispetto all’esperienza scolastica di Mike e dei suoi compagni?

Un Commento
  1. Rispondi
    Mr WordPress

    Ciao, questo è un commento.
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