Intervento domiciliare a Hollywood: ipotesi di intervento

Mi è capitato recentemente di rivedere due grandi classici della cinematografia hollywodiana: Mary Poppins (1964) e Tutti Insieme Appassionatamente (1965).
Entrambi questi capolavori vedono Julie Andrews (1) protagonista e, in entrambe le pellicole, questa interpreta la parte di una tata che risolve conflitti e problemi, riporta la pace e l’armonia nelle famiglie in cui entra a servizio.
Ho iniziato a chiedermi: Si può pensare a Mary Poppins, o alla Maria di Tutti insieme Appassionatamente, come ad una pioniera dell’assistenza domiciliare?

Guardando i film ci si accorge subito che sono gli eventi critici a far correre ai ripari le famiglie: l’abbandono della casa da parte dell’ennesima bambinaia che esausta dell’ennesimo scherzo, capriccio, atto ribelle, fuga dei bambini se ne va rassegnata.
Nel nostro lavoro di psicologi clinici, non è proprio dall’evento critico che ci troviamo ad essere interpellati?
Non è proprio quando sembra stia per crollare l’organizzazione familiare, quando sembrano fallire i rapporti di convivenza, che i genitori si convincono a chiedere aiuto o a chiedersi, sfiniti, cosa stia succedendo?

Famiglie naturali, famiglie adottive, vita reale, finzione cinematografica, sembra che il problema abbia quasi sempre a che fare con i bambini, cioè con i non detentori del potere, coloro che non obbediscono alle regole di pacifica convivenza domestica.
Bambini, figli, problematici dunque.
Mi chiedo se la problematizzazione dei figli non sia altro che una difesa contro fantasie di fallimento, fantasie abbandoniche dei genitori o il contro altare di un’idealizzazione narcisistica dei figli.
Se i figli si comportano male è perché sono problematici, non perché il genitore non li ha educati, non perché non si rapportano al mondo sicuri delle loro risorse.
Se i figli vanno male a scuola è perché sono somari, non perché non si è stati capaci di incuriosirli a nuove conoscenze o appassionare al sapere.
La problematicizzazione dell’altro lo fa fuori dal rapporto perché chi è problematico diventa inaffidabile, ingestibile, incontrollabile e quindi non una fonte di scambio, condivisione. La relazione si perde, si perdono gli obiettivi dello stare insieme, si cessa di investire sull’altro e sul rapporto concentrandosi solo sulle strategie per riottenere il potere risolutivo, che riporti armonia e serenità in famiglia.
Se risolvo te allora stiamo bene insieme, anzi se lo psicologo o la tata ti risolvono finalmente risorge la pace senza doversene più occupare.

Attenendomi alle trame dei film ci si accorge presto che invece è il rapporto tra genitori e figli ad essere da pensare, che non è un surrogato del potere paterno a poter mettere ordine e disciplina, ad aggiustare le cose, che non è né l’ordine né la disciplina che risolve le cose.
La tata riavvicina i figli ai padri, li fa dialogare, li dà lo spazio per riprendere in mano i rapporti da quando si erano lacerati.
È la possibilità di revisione di quei rapporti la chiave di successo dell’intervento di Mary Poppins e di Maria.
Chi legge potrebbe controbattere che la celebre istitutrice Mary Poppins è magica, ed e’proprio la sua magia che si fa attrattore dell’interesse e del rispetto dei piccoli.
Se ripensiamo ad entrambi i film, ci accorgiamo che più che la magia è la musica a veicolare l’interesse a costruire rapporti.
La musica così come lo sport, così come il cinema o i compiti sono chiavi per aprire uno spiraglio di curiosità nell’altro. Non è magia: è interesse a starci.
La tata arriva a far fronte ad un urgenza, ad intervenire sulle macerie di ripetuti fallimenti (infatti Mary Poppins è la settima bambinaia in pochi mesi e Maria in Tutti Insieme Appassionatamente la dodicesima), e le viene chiesto di occuparsi di bambini che vengono presentati come pestiferi, ingestibili, conflittuali, fonte di stress e di preoccupazione e non di gioia e soddisfazione: piccoli animali selvatici da ammansire.
Le due pellicole per certi versi si specchiano: sono infatti i papà a cercare l’aiuto domestico perché sentono che stanno perdendo il controllo dei figli e partono sfiduciati che qualcuno sia in grado di sostituirli nel compito di educare: “la disciplina è tutto”, dice il comandante Von Trap, vedovo con sette figli, mentre Mr. Banks, banchiere che altro non desidera che una vita routinaria, scandita da ritmi rassicuranti e prestabiliti, vuole “che la tata tremare li farà”.
I figli vengono pensati come problemi da gestire con autorità, per cui si è alla ricerca di un potere che, con mano ferma, riesca a non renderli fonte di disturbo.
Che disturbo? Domande di rapporto? Di essere presi in carico, visti?

Ci accorgiamo subito, dalla prima comparsa delle protagoniste/tate, che non sarà né il potere né tanto meno il rispetto delle regole dettate dai padri, la strategia di lavoro delle due Marie.
La tata entra nel domicilio e si occupa di capire che cosa stia avvenendo nella famiglia, quali siano le simbolizzazioni affettive e le dinamiche collusive della cultura-famiglia in cui si trova ad intervenire.
Inizia ad esplorare quella cultura e ad intercettare la domanda dei figli, a coglierla e a farsene carico. Ma anche quella dei genitori.
La tata entra in rapporto con i bambini, poi con i genitori e il personale di servizio.
Si fa carico dei rapporti del contesto, dei conflitti, delle speranze disattese, delle paure.
Non scappa dai conflitti, dall’atmosfera esacerbata di rancore e di “ qui va tutto a rotoli!”, ma li guarda, ci dialoga.

Mary Poppins e Maria portano il cambiamento, creano una frattura tra il prima e il dopo di loro che non permette né ai bimbi, né ai genitori di tornare indietro.
Fanno franare tutti gli equilibri, anche e soprattutto quelli che stavano in piedi ed erano costruiti intorno alle problematiche.
I genitori devono fare i conti con quel cambiamento partendo da se stessi.

Penso ai casi incontrati nel mio lavoro, al sollievo di qualche mamma davanti ai compiti finalmente svolti, allo stupore di qualche papà, la sera, scoprendo che il figlio si è divertito alla festa del compagno di classe, senza picchiare o distruggere niente.
Tante volte noi psicologi ci sentiamo dire che con noi “i bambini sono buoni perché sai contenerli, perché hai studiato”: un po’ come dire che i bambini stanno buoni con Mary Poppins perché è magica.
Tante volte ci siamo occupati di accogliere l’ ansia prestazionale, i vissuti di inadeguatezza a “fare il genitore”, rimandando ai papà e alle mamme le risorse del bambino e della famiglia, occupandoci e comprendendo, in primo luogo, la loro stanchezza, lo scoraggiamento e la disperazione a non riuscire a cambiare le cose.
Ogni volta che si incontra una famiglia, si incontrano rapporti. Prendersi cura di questi rapporti, pensarli e comprenderne le dinamiche e le fantasie che li organizzano, può essere utile a capire cosa stia succedendo al suo interno, per provare a fare ipotesi di intervento, strutturando obiettivi da raggiungere, e vedere cosa succede insieme, passo dopo passo.

1) Julie Andrews, pseudonimo di Julia Elisabeth Wells, nata a Walton on Thames, Regno Unito, il 1 ottobre 1935, è un’attrice, cantante, regista e scrittrice britannica. E’ considerata una leggenda vivente, vincitrice di tutti i maggiori premi del mondo dello spettacolo.

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