I Biscotti e l’Ubriacone

In questo spazio vorrei proporre una riflessione sulla difficoltà di cogliere quanto avviene all’interno del rapporto a partire da due episodi raccolti durante il lavoro con un gruppo di genitori adottivi, che sembrano rappresentarne la complessità. In particolare vorrei soffermarmi sull’incertezza che si prova nel confrontarsi con comportamenti problematici e spesso poco comprensibili se letti entro una logica di senso comune.

Alberto è un bambino da poco adottato dalla Bielorussia e, nonostante la rassicurazione e l’accoglienza che riceve dai nuovi genitori adottivi, continua a distanza di mesi a fare “cose strane”: raccoglie in giro e nasconde oggetti anche di poco valore, dorme con cose appuntite sotto al cuscino e compie una serie di atti poco comprensibili per i genitori. Un giorno viene sorpreso dalla madre adottiva a rubare dei biscotti dalla credenza di casa. La signora sconcertata si affretta a rassicurare il bambino sul fatto che avrebbe potuto prendere quello che voleva senza doversi nascondere, in fondo quella era ormai anche “casa sua!”
Alberto sembra comprendere, annuisce e sorride. Continuerà però a rubare i biscotti dalla credenza di casa per molto tempo ancora.

In un gruppo di genitori adottivi prende la parola Lorenzo, padre di Maria, ragazza colombiana di 15 anni, da 5 adottata da una coppia italiana.
Lorenzo è sconvolto e furioso per l’ennesima fuga attuata dalla ragazza. Dice che questa volta non sarà più comprensivo e accogliente, deve salvarla dai pericoli che potrebbe incontrare in queste fughe con il fidanzatino e attuerà un sistema rigido di controllo e limitazione: niente più cellulare, niente più uscite libere, fino a quando non dimostrerà di essere più matura!
Quando un altro genitore gli chiede perché, secondo lui, la ragazza continua a mettere in atto queste fughe, Lorenzo risponde che non riusciva a capirlo ma che questo non aveva molta importanza, perché certe cose sono sbagliate a prescindere: “prendete un ubriacone ad esempio, siamo d’accordo tutti che sta facendo qualcosa di sbagliato, che c’è da capire?”.
Uno degli psicologi che conduceva il gruppo prova ad aiutare Lorenzo ribattendo che eravamo tutti d’accordo sul fatto che ubriacarsi fosse un comportamento dannoso, ma che non avevamo idea del perché quell’uomo lo stesse facendo, il gesto non ci aiutava a capire quale fosse il problema. A questo punto, quando a Lorenzo venne chiesto quale secondo lui fosse il problema che stava vivendo Maria, lui si chiuse in un silenzio profondo e riflessivo.

Questi due brevi aneddoti possono aiutarci a riflettere su come, dietro a comportamenti in apparenza incomprensibili, si celi “un senso” difficile da rintracciare ma fondamentale per comprendere la dinamica che si sta sviluppando, soprattutto è necessario riflettere sul fatto che spesso i comportamenti sono motivati da vissuti ed emozioni difficili da dispiegare anche dallo stesso protagonista.

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